Transformers openingI motivi per essere innamorati della G1 dei Transformers (e con G1 intendo le serie scritte negli States e non quelle robe orripilanti made in Japan) sono innumerevoli. Basterebbe già di suo l'indiscutibile fighitudine di molte di quelle macchine che si trasformano in robottoni giganti, ma possiamo anche aggiungerci la meravigliosa stupidità di Megatron che finisce sempre col farsi fregare non solo dai "pacifici" autorobot ma anche da quel gran faccia di c##o di Starscream (scusate, Astrum), o i mille errori di produzione sparsi in tutte le puntate (come ad esempio colori sbagliati dei robot o personaggi nello sfondo fantasiosi o incongruenze delle più disparate).
Ma il vero motivo per cui amavo questi cartoni da piccolo (e pure da grande, và) sono le sigle. Hanno quel non so ché di malinconico che si accorda perfettamente con la storia della guerra di Cybertron e con quella degli Autobot che, anche se esiliati senza speranza di ritorno (o almeno così sembra all'inizio) su un pianeta lontano migliaia di anni luce, sono costretti a continuare a combattere ancora i Decepticon.
Per condividere con voi quei bei momenti vi posto di seguito le 4 (!) sigle della G1, nella gloria dell' HD!
Cominciamo con la splendida opening della season 1


Tutti le abbiamo mangiate! Le merendine del mulino bianco, che insieme alle Girelle Motta erano continuamente lì ad attentare alla nostra glicemia, sono uno dei capi saldi del nostro decennio preferito.
Non è cosa molto nota, ma il mugnaio delle pubblicità fu creato da Grazia Nidasio (nota illustratrice italiana fra cui ci piace ricordare - oltre ai lavori per il Corriere dei Ragazzi e per varie serie animate RAI e Mediaset - La Stefi), il Piccolo Mugnaio bianco viveva nel Piccolo Mulino Bianco (eh be’) e tentava in ogni modo di conquistare l’amata Clementina.
I Diaclone-TrnsformersCome dicevamo nel precedente articolo, dietro la nascita dei Transformers c'è una manovra commerciale nata dalla copula di merchandise fra Diaclone e Microman. A riprova di questa manovra di recupero della Hasbro vi sono un bel po' di spot pubblicitari che testimoniano la paternità della linea Diaclone sull'idea di automezzi di varia natura e dimensioni che si trasformano in robottoni giganti. Nella trasformazione in Transformers (scusate lo squallido gioco di parole) furono biecamente freddati i Microman che fungevano da piloti dei robot (snche se qualche traccia di questi minuscoli ominicchi la si è andata trovando anche in seguito). Dopo un accurato lavoro di repainting il colpaccio era fatto ed i risultati li vediamo ancora oggi.
Lo avevo detto ed eccomi ad onorare le promesse fatte parlandovi dei Diaclone.
I robottoni in questione sono più che degni di nomina in quanto sono a tutti gli effetti i genitori dei ben più famosi Transformers!
La linea era prodotta dalla giappnese Takara nella prima metà degli anni ottanta, composta da veicoli fantascientifici e robot (alcuni dei quali trasformabili e/o unibili tra di loro, a volte dotati di sistemi a molla) corredata da piccole figure umanoidi (alti 3 cm, scala 1/60 circa), rappresentanti i piloti umani (i "dianauti" nell'edizione italiana, "Diaclone drivers" in quella anglosassone) e gli alieni insettoidi Waruder ("Warda" nell'edizione italiana), dotate di magneti ai piedi, ispirate alla precedente linea dei Microman. Molti dei modelli avevano parti in metallo, a cui potevano essere attaccati i piloti.